Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Disturbo bipolare

  Gli americani hanno scelto. La scorsa settimana Barack Obama ha vinto per la seconda volta le elezioni presidenziali. Ancora quattro anni di mandato, quindi, per un presidente che fu accolto, ed è stato nuovamente accolto, come un nuovo messia, soprattutto in Europa. La sua conferma come leader del più importante e controverso paese occidentale è stata reiterata soprattutto grazie al voto delle ex-minoranze: afroamericani, ispanici, e chi si rispecchia nel classico esempio del sogno americano: un ragazzo nero, studioso, solerte, che grazie alle proprie capacità è letteralmente arrivato in cima al mondo. Speriamo che adesso Obama non abbia paura di agire. Non potrà più essere rieletto, quindi il timore di una sconfitta elettorale è scongiurata. Ora può difendere davvero i poveri e il cosiddetto “99%”, non solo a parole. Vedremo se avrà il fegato per farlo e se glielo lasceranno fare.

Ma vorrei per un attimo soffermarmi sul sistema elettorale americano. Bipolarismo assoluto, scontro tra buoni e cattivi, belli e brutti, atleti e poeti. O di qua o di là, nessun compromesso, nessuno nel mezzo, deserto alla estremità. E’ un sistema che mi piace? Assolutamente no. Se, come ci ripetono qui in Italia da qualche anno, la classe politica è lo specchio della società, il sistema politico non può che essere lo specchio del modo di pensare, e di pensare la politica in particolare. Le persone, gli avvenimenti, i fatti, le idee, non possono essere viste e considerate solo da due prospettive differenti. Le angolazioni sono molteplici. Non sostengo certo che ognuno debba poter avere un rappresentante in Parlamento o al Congresso. Ma due punti di vista sono pochi quasi sempre. Due soli punti di vista annichiliscono l’eterogeneità del pensiero, annullano le sfumature creando un sistema che procede secondo A e non A, che si esprime secondo il codice binario 01. E’ per questo che considero umilmente il bipolarismo come un sistema stantio, causa ed effetto di un manicheismo senza redentori e di una sconfortante e dannosa semplificazione. Più sono i punti di vista, meglio è. Sempre.

Ultimo appunto. Consideravo e considero Romney un candidato improponibile per qualsiasi democrazia occidentale. Un mormone, ma fatemi il piacere. Tuttavia, mi è piaciuta molto una frase registrata a telecamere spente, in cui si riferiva evidentemente agli elettori: “Non riuscirò mai a convincerli che devono prendersi personalmente cura di se stessi e delle loro vite”. I repubblicani sembrano spesso una mandria di pazzi forsennati. Spesso eccedono di entusiasmo, quasi al limite del satanismo, mi rendo conto, ma sono il risultato di una storia che ha sempre sostenuto e incentivato la libera iniziativa personale, sopra tutto. E’ da qui che passa l’accesa avversione per ogni tipo di welfare e di stato sociale. Ciò che Romney sta dicendo è: “ Se ognuno fa la propria parte per sé, non c’è bisogno di alcuno stato sociale”. E’ ovviamente un discorso al limite tra reale ed utopia. Ma forse noi italiani, che dallo Stato ci aspettiamo fin troppo, non storicamente quanto ultimamente, potremmo imparare qualcosa. Facendo la tara, ovviamente. Cosa che, mio malgrado, e per il discorso che facevo poc’anzi, negli Stati Uniti si fa troppo poco.