Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

The federalist

In seguito alle poche parole scambiate brevemente in auto a proposito del federalismo fiscale, ho altrettanto brevemente condensato alcuni punti su cui vale la pena riflettere. Purtroppo, come si è notato durante il viaggio, la confusione mentale tutta italiana la fa da padrone: non si può vestirsi di verde né parlare di federalismo che subito si è leghisti; chi critica Israele è nazista; se si è contro Di Pietro si è pro Berlusconi. Ridurre tutto alla solita dicotomia significa rinunciare a qualsiasi idea organica. Purtroppo, le idee organiche sono le idee vere e proprie. Come sempre, per analizzare una tematica di qualunque tipo, è necessario partire dall’evoluzione storica: quando è nata la questione del federalismo in Italia? Come organizzare il futuro stato italiano era una tematica fondamentale ancor prima dell’Unità. Cavour, tra i quattro padri della patria, era spiccatamente federalista. Già presentiva che la centralizzazione del potere, Roma o Torino che fosse, sarebbe stata una necessità della classe politica per se stessa più che per l’amministrazione del Paese in senso lato. Non se ne fece niente: Cavour morì prima del tempo. Proseguendo per balzi, arriviamo al Ventennio: è chiaro come il sole che uno stato dispotico e dittatoriale ha il centralismo nel sangue.

A guerra finita, con la ricostruzione ed il boom economico si è assistito ad un’ingente emigrazione dal sud verso il nord: invece di creare le condizioni per uno sviluppo economico sostanzioso in Mezzogiorno (Fiat sovvenzionata dallo Stato a parte), la forze pulite si sono spostate al nord, favorendo la fioritura delle tre regioni più ricche di oggi: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Cosa è successo, quindi: la totale carenza di soluzioni politiche ha lasciato il Meridione privo di intraprendenza, inducendo una fortissimo sviluppo al nord, che poi ha pagato e paga anche per servizi che non gli competono. La soluzione nord salva sud, risultato di tali contingenze storiche, non è mai stata presa di petto ed affrontata. Un esempio che chiarifica: Rossi prende 30 in un esame; Pinco e Pallino 15. Il professore sentenzia: “Rossi prende 24, così anche Pinco e Pallino arrivano a 18”. Questa è la soluzione della politica italiana. Risultato? Pinco e Pallino non impareranno mai a studiare, al massimo andranno al Cepu.

 La soluzione proposta dal federalismo fiscale: ogni regione, con le proprie tasse, paga i propri servizi. Si aiutano i due studenti affinché si preparino da soli, senza favorirli ma trattandoli come tutti gli altri. Uno studente intellettualmente onesto sarebbe entusiasta; uno indolente preferirebbe la via più facile.

Per negare che il federalismo fiscale sia un provvedimento filo leghista continuo con i riscontri storici: nel 2001 la riforma del Titolo V della Costituzione fu voluto dall’Ulivo, una coalizione-patchwork che teneva dentro i soggetti più impresentabili e incompatibili (Dini e Diliberto, per citarne due: da ridere per non piangere). Non mi risulta che fosse una formazione di destra. A parte che l’Italia è talmente strampalata che si ritengono Prodi e Di Pietro di sinistra, ma pazienza. Per sapere su cosa vertesse tale riforma basta dare un’occhiata in giro.

Obiezione: delegare a regioni e province favorisce la corruzione locale e l’incursione delle mafie.

Risposte:

-         Non rubano solo le mafie, come si evince quotidianamente dalla cronaca.

-         Le mafie sono un cancro dell’organismo Italia: non si può agire in tutto e per tutto in funzione del cancro: si combatte con tutti i mezzi sempre agendo per il bene dell’intero.

-         Siccome fino ad ora questa struttura non ha funzionato, perché non sostituirla con una nuova?

-         L’unico modo per incentivare lo sviluppo del mezzogiorno è incentivarlo sul serio. Non con fondi pubblici, ma rendendo possibili le condizioni di uno sviluppo reale. Dare i pesci non serve: serve regalare la canna da pesca.

Insomma, trovo sia giunta l’ora di un’azione pedagogica nei confronti del sud. Le responsabilità, individuali, corporative e collettive vanno assunte prima o poi: meglio prima che poi.

Tornando indietro di una serie di lustri ricordo che, prima dell’elaborazione della Costituzione degli Stati Uniti (il primo regime democratico della storia moderna), un testo fondamentale fu il The Federalist (basta il titolo). Altri Paesi governati da un governo federale, Usa a parte sono: Germania, Svizzera, Austria, Russia, cioè stati europei ricchi. Questo perché? Perché è il modo migliore di controllare le risorse ed incentivare uno sviluppo economico coeso. Altri esempi: Brasile e India, ovvero due potenze economiche del prossimo futuro.

Mi auguro che questo abbozzo di ragionamento chiarisca che le  problematiche autentiche non sventolano bandiere né indossano casacche.  Generalmente, la riflessione onesta non ne veste nessuna.

Un saluto