Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

ALT! Pensiero non gradito

C’è sempre, da sempre. In ogni tribù, gruppo sociale ristretto o allargato, classe, oratorio, associazione e simili. Il tizio aggressivo perché insicuro, suscettibile, arrogante, spocchioso, supponente, indisponente. Il tizio sempre pronto a fare la voce grossa perché teme che la sua immagine da duro venga intaccata dalla moderazione. Sempre ci sarà e sempre c’è stato. A volte è un vero Stato. Domenica 8 aprile 2012, giorno di Pasqua, Israele ha annunciato che Gunter Grass, premio Nobel per la letteratura, è considerato persona non gradita. Ciò significa che non si potrà mai più recare nello Stato più amato, odiato, discusso, voluto, accusato e difeso che la storia abbia mai visto. Il motivo? Di recente Grass ha scritto che le armi nucleari israeliane sono una minaccia alla sicurezza del mondo, proprio come quelle iraniane. Io aggiungerei che minacciano la pace come tutte le armi nucleari in generale, o come tutte le armi vere e proprie. Ma tant’è, l’esternazione sincera non è stata apprezzata (quando mai la sincerità è veramente apprezzata?), e invece di chiedersi il perché e il per come , le ragioni di cotanta intellettuale ostilità, il signor Grass è stato criticato da destra, sinistra, Germania e mondo intero.  Il ministro dell’Interno Eli Yishai, che è anche il leader del partito religioso Shas, non è certo il primo politico israeliano a utilizzare questo trattamento per gli intellettuali che non vanno a genio al paese mediorientale: altri intellettuali non graditi sono Chomsky (mica un Pierino qualsiasi) e lo storico Norman Finklestein, entrambi di origine ebraica. Insomma, chi dice qualcosa di sgradito sulla Shoa o sulla politica presente e passata è tagliato fuori. Raus! Francamente non mi sembra un modo intelligente di risolvere i problemi; al contrario, mi pare il modo giusto per nascondere i problemi coprendoli con il proverbiale tappeto. Che le armi nucleari, da ambo le parti, siano un enorme rischio è scontato. Evidentemente, mi sfugge che ci siano armi nucleari migliori di altre. Forse, non so, sganciano fiorellini o coriandoli. Una cosa è certa: a Israele le critiche non piacciono. Gradisce, invece, sostenitori e piaggiatori. Proprio come i bulletti.

Gunter Grass è un personaggio discusso, non è un santo: a diciasette anni militò come volontario nelle SS. E' il caso di ricordare come la Germania fosse governata da un regime totalitario? Per spiegare la situazione storica  basta ricordare tre nomi di italiani che furono fascisti: Scalfari, Motanelli, Bocca. Qualcuno ha dubbi che lo fossero anche successivamente? E' una macchia che ha pesato sulle loro idee successive? Questo per sottolineare la continua capziosità dei delatori di Grass, i quali sbandierano il suo passato come fosse un incontrovertibile indicatore di perversione morale. Grass ora è un anziano intellettuale: ha fatto i conti col passato, si esprime sul presente, spera in un futuro migliore. Non voglio difendere lui, ma la sua libertà di esprimersi. Direte voi, e chi gli nega la possibilità di esprimere un pensiero, seppure scomodo? In effetti non gli viene negata in toto, ma solo entro i confini dello stato ebraico. Se io vivessi al di là di quei confini, sarei un po’ preoccupato da queste autoritarie prese di posizione. Si può comprendere una reazione del genere vertendo sull’instabilità della sicurezza interna ed esterna? Va bene, si può; ma è comunque la solita scusa che legittima tutto.

Israele è una democrazia. La democrazia dovrebbe ammettere la formulazione di tutti i dubbi, di tutte le opinioni, di tutte le sfumature . Così si dimostrerebbe sicura di se stessa. Libero pensiero in libero stato? Fino a un certo punto.