Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Aristotele in svendita

Sono rimasto allibito e irritato dal commento di Alessandro Baricco al clamoroso successo di vendite de La Costituzione degli Ateniesi di Aristotele, in allegato al Corriere. “O tempora, o mores” esclama il poliedrico intellettuale torinese dalle pagine di Repubblica, in un intervento apparso di recente. A cosa dobbiamo così tanta malinconia, così tanta “tristezza”? Molto semplice: La Costituzione degli Ateniesi ha venduto ben centocinquantamila copie. Ma se Pierluigi Battista non si stupisce innanzi ad un posizione così elitista, io non riesco a riportare la mandibola alla sua posizione abituale.

Baricco sostiene che diffondere a poco prezzo l’opera di un sommo pensatore sia paragonabile a “piazzarsi in un luna park con uno Stradivari e per un euro farlo suonare per cinque minuti a chi è disposto a pagare quella cifra (lo zucchero filato costa di meno)”. A parte il fatto che non vedo come possa c’entrare, non capisco come un uomo istruito, colto, inserito nel mondo di oggi, possa dire una cosa del genere.

Forse la risposta è proprio questa: Baricco non vive nel mondo di oggi. Evidentemente è uno di quegli intellettuali asserragliati entro solitarie torri d’avorio, completamente avulsi dalla realtà sociale circostante, intenti a sfogliare grossi e polverosi tomi solo per se stessi. Credevo che questa figura propria dell’Era Moderna avesse lasciato spazio ad un intellettuale felice di farsi comprendere e di non essere utile solo a se stesso, suscitando dibattiti nell’opinione pubblica, intento a porre e porsi domande. Era un altro grande torinese, Norberto Bobbio, a sostenere che l’intellettuale dovesse suscitare interrogativi e non necessariamente trovare risposte. Sicuramente qualcuno ci sarà, ma io speravo che certe idee misere avessero lasciato spazio a pensieri un tantino più liberali. Come può essere negativo il fatto che Aristotele sia comprato e letto? In cosa consiste in realtà lo scandaloso successo di vendite?

Forse Baricco teme che il popolino possa spodestarlo dal suo sommo trono iniziando a pensare da solo? Forse ritiene che si debbano leggere solo i libri costosi, magari i Meridiani Mondadori da cinquanta euro? Forse ritiene che ad essere letti debbano essere solo i suoi?

Come si comporterebbe Baricco se un suo libro vendesse centocinquantamila copie per un euro? Ne sarebbe rammaricato?

Spezzo una lancia in favore delle edizioni economiche, le quali spesso non sono che anastatiche di quelle più costose: rendono più facile la circolazione delle grandi idee; possono arrivare a tutti e far pensare tutti, non solo la presunta élite culturale che, sembra, tema la cultura.  

Prima le donne e i bambini, gente! Se questi sono gli intellettuali di oggi, si salvi chi può.