Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Hasta il microcip!

"Il re è morto, evviva il re!”. Con quest’aulica formula, pienamente ancien régime, che sottolinea la duplicità del corpo regale, una parte del quale, transeunte, diparte, mentre l’altra, immortale, viene metafisicamente trasferita al suo successore, saluto l’oltreoceanico decesso di Steve Jobs. Spero siate riusciti a districarvi fra le virgole. Ci siete riusciti? Bravi, mi congratulo, andate avanti. Non ci siete riusciti? Andate avanti ugualmente.  

Ebbene sì, è morto il fondatore di Apple. Ma la cosa che mi ha colpito non è tanto il decesso in sé, quanto come sia stato etichettato, strapazzato, manipolato. Quando muore qualche intellettuale, regista, scrittore, le autorità  lo tirano spesso per il completo funebre, cercano di conferirsi più autorevolezza, ricordano aneddoti probabilmente inventati, ne parlano sempre bene (probabilmente la sinistra italiana cercherà di farne una sua icona). Sembra quasi che i bastardi non crepino mai. Non voglio certo dire che Jobs fosse un bastardo (anche se tecnicamente lo era, essendo figlio di un non meglio identificato padre), ma mi ha stupito il roboante frastuono che per due giorni è riverberato tra i media. Mi hanno altresì stupito gli epici epiteti: rivoluzionario, mago, genio, eroe, filosofo. Non c’ero quando è morto Che Guevara, ma mi interesserebbero leggere i commenti. Due rivoluzionari? In qualche modo sì.  Ma come mai osanniamo, anzi osannano, così tanto Jobs? Per la solita questione che si fa parte del coro dei giusti, dei polittically correct che in pausa pranzo non sognano altro che di controllare la mail con il Mac seduti da Starbuck’s. Ma usciamo un attimo dal coro per avere torto, ancora una volta. Volgarizzando, dobbiamo a Steve Jobs i computer, gli smart phone, l’ipod, iTunes, ipad. Accidenti, proprio ciò senza cui non posso vivere!

Ma domandiamoci un attimo: Cosa hanno comportato le sue invenzioni? Cosa implicano i suoi prodotti?

Chiamatemi antimoderno, retrogrado, vecchiardo; chiamatemi come volete, avete ragione voi, ma io dell’ipad proprio non so che farmene. L’ipod, invece, ha sostituito i miei cari e vecchi cd soverchiando l’adolescente occidentale di un superficiale e vischioso profluvio di canzoni e canzonette di cui non si conoscono testo, titolo, autore; ha smembranto gli album, gli artisti stessi, facendo della musica ciò che di peggio non si sarebbe potuto fare. In tutto ciò itunes ha dato una grande mano. Chi ha l’iphone lo ritiene indispensabile.  Ogni volta che ne sfioro per sbaglio uno, per poco non esplode. Il mio cellulare costa un ventesimo e rimane carico una settimana, giorno e notte. Per quanto riguarda il computer, la rete, l’email, sono ancora scettico. Ma come? Nato alla fine degli anni Ottanta, cresciuto nel bel mezzo dell’Era Playstation, e scettico verso i computer? Ma da dove salta fuori questo, che oltretutto scrive anche un blog? Orbene, il mio pc serve essenzialmente per scrivere e controllare la posta elettronica. Tanti anni fa c’era la macchina da scrivere e il mondo girava comunque. Vi confesserò che i pezzi per il blog vengono scritti prima a penna e poi ricopiati. Direte voi: “Eh, ma vuoi mettere che comodità le email in tempo reale?”. Risponderei io: “Ma sapere che a Vienna, nel periodo in cui vi abitava Segmund Freud, la posta veniva ritirata e distribuita ben otto volte al giorno?”. Sul serio. Avete capito, quindi? Avete di fronte a voi un focoso sostenitore del binomio carta-penna.

Oltretutto non appena spegniamo i sopra citati apparecchi anche solo per un paio di giorni, ci avvolge una straordinaria sensazione di benessere ed esaltiamo il temporaneo distacco dall’universo telematico che solitamente ci imprigiona, annienta, aliena ed isola. Sempre tutti osservanti gli schermini sensibili dei vostri giocattolini. “Osservanti”, proprio come se fosse una religione.

Vogliamo parlare della catena di montaggio più lunga del mondo, centinaia di migliaia di cinesi senza diritti che lavorano notte e giorno per confezionare i super iMac vatelapesca? Dell'iperconsumismo inutile? Dell'inqinamento dei rifiuti elettronici? Del fatto che costi di più aggiustare un apparecchio che sostituirlo con uno nuovo (quello vecchio non si volatilizza, sapete?, ma finirà in una discarica in Cina)? Di noi, schiavi della tecnologia, la malattia del nostro secolo, che ci inibisce dal fare qualsiasi cosa e ci rende incapaci di non utilizzarla? Magari lo faremo un’altra volta.

Rivedendo i titoloni dei quotidiani degli scorsi giorni mi piacerebbe che si ricordasse che SJ sarà stato sì un luminare, ma che più ampia è la luce, più ascura è l’ombra; che è ridicolo, oltre che intellettualmente inesistente, chi saluta ed esalta il progresso in quanto tale, chi non sa definire progresso in modo diverso da “ciò che viene creato di nuovo” o da "ciò che ci riserva il futuro", al di là dei retro effetti che può generare. Jobs ha avuto dei meriti? Mi sono piaciuti i suoi discorsi; il fatto che ricordasse a tutti che l'impoportante è avere degli obiettivi e perseguirli; che la relatà è sempre in divenire, non è un monolite; che tutto è un'occasione; che con la forza di volontà si può costruire qualcosa. Ma alla fin fine è stato l'icarnazione del neocapitalismo allo stato puro: un grande imprenditore, punto.

Che Guevara e Jobs: due rivoluzionari? In qualche modo sì. Ma non scherziamo: uno aveva tempra da vendere, l’altro vendeva scatolette.

Parce sepulto