Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Che ne sai tu di un campo grano?

 

Mi è venuta voglia di parlare di cibo. Non ho intenzione di elogiare Petrini e Slow Food, diete macrobiotiche, diete salutiste, diete dimagranti in vista dell’estate; niente di tutto ciò. Il tema è un altro e si evince  in chiaroscuro dal titolo di questo pezzo: il campo di grano. Un altro indizio è il titolo a cui avevo pensato che, caduto in disgrazia in seguito alla citazione battistiana, ritengo non abbia perduto il suo potere evocativo: specula speculorum.

Ora, io non studio economia; farò quindi un discorso molto generale che potrà poi essere approfondito da chi ne abbia il desiderio. Comincio con qualche riferimento storico. Il popolo ha sempre voluto il pane; se il pane scarseggia, latita altresì l’appoggio al potere costituito con tutti i rischi derivanti. A Roma, nel 123 a.C. Gaio Gracco promulgò la lex frumentaria, provvedimento progenitore del moderno welfare, che garantiva a tutti i cittadini grano a prezzo calmierato. Il caso di Roma ci torna nuovamente utile poiché venivano spesso distribuiti gratuitamente pane e farina per rinforzare il consenso in città, anche a costo di tassare fortemente le altre province. Le carestie ci sono sempre state; se ne distinguono tre tipi, secondo un articolo di Mieli pubblicato il 5 aprile:

1)   carestie per cause naturali: raccolti andati a male, inondazioni, eruzioni, cataclismi.

2) carestie come diretta conseguenza delle guerre: devastazione; conseguente aumento dei prezzi.

3) carestie provocate ad arte: di dimensioni inferiori e indotte volontariamente su ridotti territori (es. una città presa d’assedio).

Essendo che carestie in Europa non se ne vedono da un bel po’ ti tempo, cosa ne è nel resto del mondo? Come ci rende noto un bell’articolo del n.891 di Internazionale, tra il 2007 e il 2008 in Egitto il prezzo del pane è salito del 37%. La causa principale delle rivolte degli scorsi mesi è stato proprio il rincaro dei generi alimentari. I motivi  possono essere molteplici, ma esistono principalmente due correnti:

1)   chi sostiene che ciò sia dovuto a – il prezzo oscillante del petrolio, indispensabile per produrre carburante, pesticidi, fertilizzanti, erbicidi; - la richiesta di carne crescente di paesi in via di sviluppo, in primis la Cina che,dopo i grattacieli, non cede al chimerico status symbol della bistecca; - l’aumento di richiesta dei biocarburanti conseguente all’aumento del prezzo del petrolio (interessante circolo vizioso).

2)   chi crede che i responsabili siano le banche.

Come ci insegna qualcuno la verità sta nel mezzo, certo; ma mi interessa fermarmi sul secondo punto.

Negli USA, gli anni Novanta hanno visto una crescente e totale deregolamentazione dei mercati delle materie prime con conseguente speculazione sul prezzo dei generi alimentari, che  tratta i prodotti agricoli ( riso, soia, grano, cacao, zucchero, caffè) alla stregua di petrolio, oro o simili. Insomma, visto che il cibo è un settore remunerativo, ci si investe sopra. E mentre in qualche pacchiano e costosissimo ristorante di Wall Street un paio di gessati su misura, malamente abbinati a scarpe con la punta di vernice bianca (chi imita chi? I boss loro o loro i boss?), assaporano un T bone con scrambled eggs, tra un paio di milioni e una partita di squash, non molto lontano da noi la soglia di denutrizione si alza sempre di più (qui le cifre sono molto alte ma non le riporto). Secondo l’ONU ne prossimi anni i rincari si aggireranno intorno al 40%.

Le rivolte in Nord Africa ci hanno fatto ricordare ciò che aveva scritto John Steinbeck ai tempi della Grande Depressione: la fame provoca rabbia. Perché sapere che i frutti della terra sono sì disponibili, ma sono accatastati sul tavolo del Monopoli per consentire ai prezzi di mantenersi alti, è una cosa molto triste. Ma è l’espressione “carestie provocate ad arte” che mi inquieta più di tutto; perché oggi non si parla di assedi di singole città, Alesia su tutte (52 a.C.), ma di intere popolazioni e continenti. Non c’è bisogno di dirigere Limes o essere Julian Assange per prevedere che in futuro i conflitti tra Stati tenderanno a essere sempre più informatici e sempre meno militari (finte esportazioni di democrazia a parte). Quanto può essere fondamentale un gioco del genere, un gioco di speculazione sui ben primari, in un futuro in cui i conflitti rischiano di tramutarsi in guerre telematiche e finanziarie?

Harry Haller