Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

La funzione sociale dei Pink Floyd

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=M_bvT-DGcWw[/youtube] "How many paranoids in Milano tonight": esordisce così il caro vecchio e allampanato Roger Waters.

The Wall è stato eretto a Milano; un muro composto da 350 mattoni sul quale sono state proiettate le immagini del racconto. Spettacolare. C’è voluta un’organizzazione di mesi con un ingente impiego di uomini e mezzi: 28 i tir necessari al trasporto di attrezzi e scenografie. A questo punto potremmo domandarci se ne è valsa la pena; la risposta è: sì!

Il concerto, anzi l’opera, è iniziata alle 21 in punto ed è stata intervallata da una pausa tra la prima e la seconda parte; scelta inusuale per un appuntamento rock, ma che rimanda evidentemente ad un contesto teatrale più formale; perché questa è la serata in cui forma e contenuto si intrecciano indissolubilmente per dare origine ad un capolavoro assoluto.

Musica, immagini, luci, effetti pirotecnici e scenici d’avanguardia in pieno stile Pink Floyd creano un’atmosfera indimenticabile.

A più di trent’anni dalla registrazione di The Wall ci si interroga ancora se spicchi maggiormente la tematica politica rispetto a quella pedagogica o esistenziale. Diciamo che, nel complesso, una tira l’altra e sorreggono tutte insieme la storia di Pink, alter ego di Waters, orfano di padre che deve combattere contro i suoi “muri”.

Se Goya scrisse  su una sua incisione “Il sonno della ragione genera mostri”, Roger Waters ha avuto la bella idea di fare indossare ai bambini del coro (che sconfiggono i mostruoso teacher) una maglietta con scritto “fear builds walls”; frase che, se prima era legata evidentemente alla situazione della Germania, ora può essere attualizzata al conflitto in Palestina.

E’ evidente la critica serrata ai conflitti ed al capitalismo che li genera: i manifesti propagandistici affissi sul muro riportano il logo di un ipotetico, dispotico e “distopico” regime autoritario: “Capitalism: trus us”. Inutile dire che il richiamo ad atmosfere orwelliane è pù che voluto; se a ciò, poi, aggiungiamo il celeberrimo  verso “we don’t need no  education / we don’t need no tought control” e “mama should I trust the governement?” con tanto di risposta No fucking way proiettata sul muro, abbiamo una sintesi chiara del messaggio che l’opera vuole trasmettere al pubblico. E ci piace assai. Forse il momento più forte è la sequenza in cui infiniti bombardieri lasciano cadere dai propri ventri altrettante croci, stelle di Davide,falci con martello, dollari e simboli Shell.

Un'altra immagine molto attuale rappresenta una serie di figure senza volto, giovani e ragazzi dei nostri giorni, per strada, uno affianco all'altro, con gli auricolari bianchi tipici dell'ipod nelle orecchie; mentre intorno a lor succede di tutto, continuano imperterriti a non guardare più in là del proprio naso. Isolamento, impotenza, incacità di agire, estraniazione: quattro aspetti che si rincorrono in circolo richiamandosi l'un l'altro.

Come Hannah Arendt ci insegna: "Il regime totalitario, al pari di ogni tirannide, non può certo esistere senza distruggere il settore pubblico, senza distruggere con l'isolamento le capacità politiche egli uomini.[...] Si basa sull'estraniazione, sul senso di non appartenenza al mondo, che è fra le più radicali e disperate esperienze umane". E sentirsi estraniati significa sentirsi superflui e sradicati. Ma attenzione: l'estraniazione non è solitudine; la solitudine richiede che si sia soli, situzione molto piacevole e fruttuosa, se voluta e controllata, mentre l'estraniazione si fa sentie più acutamente in compagnia degli altri. Ci si sente estraniati dalla massa di individui che ci scorre affianco; non si scambiano con loro idee e pensieri; si rimane imprigionati dal gelido tentacolo del proprio microcosmo. Inutile dire che è l'immagine più spietata e veritiera delle nostre città.

Ma, come ho ricordato sopra, accanto alle tematiche politiche, meglio, a braccetto, la vicende di Pink fanno riflettere: la solitudine in Hey You ribadita dall’urlo di Confortably Numb, in cui il protagonista si rende conto di non riuscire a reagire al suo malessere: “this is not how I am”; il rapporto con la madre e con il successo e le donne in Mother e Young Lust; sono i sintomi della situazione precaria di un ragazzo fragile che rischia  di rimanere asfissiato tra i suoi muri e quelli che la società gli ha costruito attorno.

Ma alla fine TEAR DOWN THE WALL!!!

Sono tornato a casa in una metropolitana affollata, umida e calda, gomito a gomito con centinaia di sconosciuti, vicini ma lontanissimi: all in all I’m just another brick in the Wall.