Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Educazione felina

 

Oskar Kokoschka, Tigerlowe

Qualche settimana fa il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo di Amy Chua, professoressa di origine cinse che insegna legge a Yale, dal titolo “L’urlo di battaglia della Madre Tigre”. A chi credesse che la signora sia appassionata di pellicce esotiche dico subito che il libro espone il rigoroso metodo educativo che la stessa Chua ha utilizzato per crescere le sue due figlie; poche ed imperative regole che i figli sono tenuti categoricamente a rispettare fin dalla più tenera età senza discutere: mai giocare a casa di amichetti o fermarsi a dormire da loro; vietato l’utilizzo di computer o televisione; inammissibile avere meno del voto massimo in tutte le materie tranne teatro e ginnastica; suonare o il pianoforte o il violino. Chua racconta con orgoglio che le è capitato di tenere una delle figlie al pianoforte per una notte intera senza poter bere o andare in bagno finché non avesse imparato un determinato brano.

Tale metodo autoritario e coercitivo, degno del più invasato generale di corpo d’armata, ha come obbiettivo l’avere successo nella vita; perché conta solo avere successo in un determinato campo; non le esperienze, i viaggi, le amicizie, i pensieri, gli affetti, la vita, ma il successo.

Chua, dice di non temere di essere odiata; anche se lo fosse ciò sarebbe ammissibile in vista di un risultato superiore: come un sergente istruttore non si cura dei sentimenti dei suoi sottoposti purché ubbidiscano e facciano ciò che gli ordini impongono loro di fare. La critica non è ammessa; per la libera iniziativa manco parlarne.

Ma che gusto c’è nel crescere un figlio come se fosse un piccolo panzer, un cingolato schiacciasassi, un piccolo balilla che cammina con petto in fuori e pancia in dentro? Un genitore, o chiunque educhi, non dovrebbe insegnare rispetto, buone maniere, tolleranza, perseveranza, onestà, libero pensiero? Non dovrebbe insegnare a premere sulle leve della propria volontà? Dove è finito tutto ciò?

Certo, le regole e alcuni aspetti, come l’incoraggiamento o il contrasto della pigrizia, sono importanti; ma il metodo della madre tigre incoraggia un apprendimento meccanico ed una preparazione ossessiva degli esami a scapito sia della creatività che della libertà di scelta; crea studenti senza curiosità e senza la capacità di pensare in modo critico ed indipendente.

Imporre l’apprendimento fine a sé stesso sul libero pensiero, sulla creatività, il  tutto volto al perseguimento di una vuota nozione di utilità non sarà il punto di forza né della Cina né della signora Chua, né del mondo futuro; anzi, un indirizzo di questo tipo è destinato al fallimento.

Sopravvive solo chi evolve, chi si adatta, chi riesce a ricrearsi mille volte in altrettante diverse situazioni, non chi rimane statico e granitico davanti ai mutamenti; chi, insomma, saprà, con mente elastica, trovare la soluzione adatta ai problemi del futuro.

Chi venga abituato a prendere ordini fin da piccolo, li prenderà per tutta la vita, avrà sempre bisogno di un capo, di qualcuno che ragioni al suo posto.

La forza che è diventata patrimonio dell’occidente si chiama il libero arbitrio, ciò che ci rende diversi uno dall’altro; simili nelle fattezze ma differenti nel cranio;

Forse nel breve periodo la Madre Tigre raggiungerà il suo obbiettivo: le due figlie saranno grandi manager o avvocati, ma non si porranno mai mezza domanda su ciò che le circonda né sapranno mai dare una risposta originale.

Fra vent’anni Chua si renderà conto di avere fallito.