Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

OLE'!

Quest’estate in Catalogna è stata abolita la corrida. “Era ora” ha sospirato qualcuno, mentre altrettanti conservatori spagnoli hanno minacciato di perorare sia a Bruxelles che all’Unesco la protesta a favore del mantenimento della Fiesta perché considerata "patrimonio culturale dell’umanità". Chissà cosa direbbe Nerone, celebre per godere del divertente pasto leonino a base di cristiani. Probabilmente sarebbe favorevole anche lui.

Tra i diversi intellettuali interpellati dalla stampa di mezzo mondo, il più ascoltato ed autorevole è senz’altro Fernando Savater, il quale ha rilasciato al Corriere alcune dichiarazioni apparse il 28 luglio. Ne riporto quattro:

1)         “Abbiamo doveri etici solo verso gli uomini”

2)         “ nella nostra società gli uomini danno più importanza a quello che non è necessario: l’arte, la musica, i simboli”

3)         “l’uomo conosce la morte, l’animale no”

4)         la corrida “è una festa piena di simboli e d’arte, per me è molto meglio di una partita di calcio”.

Inutile dire che sono rimasto abbastanza perplesso. Le commento una per una:

1)         Francamente non capisco perché. Ognuno nutre e coltiva doveri etici che ritiene necessari per la propria coscienza. Perché dovremmo averne solo verso altri uomini? E’di uso comune rispettare ed aiutare la categorie più indifese (anziani, bambini, disabili), ovvero tutti quei soggetti che potrebbero facilmente essere oggetto della prepotenza altrui, dell’abuso di forza, ma che risvegliano in noi un forte istinto di protezione, che riflettono su di noi l’obbligo morale del rispetto. Perché non considerare gli animali una categoria degna di rispetto in quanto essere viventi? Perché dovremmo abusare della loro esistenza a nostro piacimento? Solo perché siamo uomini, creati ad immagine e somiglianza di Dio? Ci sentiamo eletti per questo? Suvvia, non siamo mica ebrei…

2)         Forse Savater non ha ben chiaro cosa intenda egli stesso per necessità: se, come dice lui, gli uomini danno più importanza a ciò che non è necessario (es. arte), significa che in realtà esso è necessario tanto quanto bere, mangiare, riprodursi. Se riteniamo più importante ciò che non è necessario, significa che riteniamo più necessario ciò che non lo è di ciò che lo è. Quindi Savater si contraddice. Chiaro il concetto?

3)         Non so da dove provenga tanta certa sapienza. Forse che Savater nella scorsa vita fosse un topo, un pesce, un ghepardo, e che si ricordi di non aver avuto percezione della morte ma di esserselo ricordato per poi poterlo raccontare? Guardate, io non so se gli animali conoscano la morte o no, ma di sicuro scappano di fronte al pericolo, e si difendono, esattamente come istintivamente facciamo noi. Credo che non ci sia bisogno di essere etologi accademicamente affermati per sostenerlo. Nel caso foste scettici, invece, vi rimando volentieri ai capitoli 4 e 5 de La storia di S. Michele, in cui Axel Munthe scrive che il cane “ha paura della malattia e ha paura della morte” e si chiede “Cosa sa lui della morte? Almeno quanto noi, probabilmente assai di più”.

4)         Che dire dell’ultimo punto? In Morte nel pomeriggio Hemingway scrisse “ Da un punto di vista morale l’intera corrida è insostenibile; c’è molta crudelta, c’è sempre pericolo e c’è sempre morte”. A me la corrida sembra un rito sorpassato, retaggio della barbarie del passato, come i combattimenti tra galli o le lotte tra gladiatori. Forse nel calcio ci sarà meno arte (anche qui non si capisce bene cosa intenda Savater) ma almeno non muore nessuno.

A presto