Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

PIU' LIBRI, PIU' LIBERI

Libri E’ da tempo che avevo intenzione di scrivere un pezzo riguardo ai libri, ma una serie di avvenimenti, l’inaugurazione della nostra nuova casa in via Jean Jaurès con precedente preparazione, la visita del sindaco Moratti su tutti, hanno fatto saltare i miei programmi di blogger. E poi per dirla tutta, per scrivere un articolo bisogna pensare e per pensarlo ci vuole tempo e bisogna sfruttarlo bene, cercare e trovare.

Ebbene, i libri. Una passione che va al di là dell’amore per la grande letteratura, quindi la Letteratura, i classici filosofici, i romanzi in genere, i saggi. E’ la passione per l’oggetto in sé: un parallelepipedo di carta più o meno spessa, leggera, profumata, polverosa, fragile, porosa e, talvolta, ingiallita dal tempo (che passa per noi come per lui). Questi oggetti ci fanno ragionare, arrabbiare,  ci insegnano nuove cose. A volte spiazzano, commuovono, intimoriscono fino a suscitare in noi una vera e propria paura per ciò che potremmo trovare nella pagina successiva. Perché le cose che sono scritte lì dentro hanno il potere di farci cambiare e noi, spesso, non ce la sentiamo proprio, non riusciamo a sostenere l’urto delle pagine. Ne facciamo fermentare il contenuto per un po’ e poi lo lasciamo lì, magari sul comodino, con inserito il segnalibro più sottile che siamo riusciti a trovare in modo da non lasciare un segno troppo evidente tra le pagine, che poi si sa, il libro si riaprirà sempre in quel punto e questo proprio ci infastidisce. Fare le orecchie, ma siete impazziti?

I libri, croce e delizia proprio come i dolciumi. Quanti ce ne sono, quanti vale la pena leggere e quanto tempo avremo per goderceli? Ne compri troppi, ne leggi molti, ne presti alcuni, li ammonticchi qua e là. Alcuni altri li regali con la speranza che destino nel ricevente ciò che in te hanno destato.

Il libro, grande invenzione. Un’invenzione che ha traghettato l’occidente da quel confuso calderone di nome medioevo all’età moderna, l’età dei Lumi.

Le storie si sono sempre raccontate, i pensatori ci sono sempre stati, ma il libro e la stampa hanno reso possibile lo scambio di opinioni, la circolazione di idee in contrasto con il potere, la libertà di pensiero. Sono stati antidoto contro le verità uniche, strumento di comprensione delle differenze, fortini di tolleranza ed arma di sovversione. Possono ferire in modo estremamente efficace ma non violento, un modo che spaventa i potenti. Non a caso la Storia è costellata da censure e roghi di libri: dal III secolo a.C. quando in Cina furono incenerite le opere di Confucio, fino al non lontano 1933 quando un certo Hitler non trovò miglior modo per festeggiare la vittoria del nazionalsocialismo che con dei bei falò. Un particolare divertente da segnalare è che subito dopo i libri cominciò a bruciare esseri umani. Esemplare curioso questo Hitler, che mattacchione! Gli ebrei dovevano stargli antipatici almeno quanto i libri.

Non è un caso che uno dei più bei romanzi di fantascienza, Farenheit 451, sia ambientato in un mondo totalitario nel quale i pompieri anziché spegnere le fiamme, appiccano il fuoco ai libri dei sovversivi che li possiedono.

Un aspetto che mi è sempre piaciuto dei libri è che sono facili da usare. Mi spiego: se volessi suonare il piano dovrei sudare sulla tastiera per anni; lo stesso accadrebbe se volessi dipingere un quadro. Il libro invece è già pronto per noi, senza trucco e senza inganno. Per leggere sono solo necessari due occhi. Non serve un’istruzione particolare, non servono titoli di studio, non servono esami né niente di tutto ciò. E’ questo che mi piace. Basta solo averne voglia.

I libri ci abituano a guardare oltre la superficie delle cose, sotto i tappeti, nei meandri delle soffitte, oltre il firmamento di sicurezze che ci eravamo prefigurati. Non ci infilano aride nozioni in testa ma, al contrario, stimolano lo spirito critico permettendoci di entrare nella mente di qualcun altro così da assaporarne il pensiero, proprio come faremmo con un succoso frutto maturo e magari, anche di criticarlo o confutarlo. Sono un efficientissimo antidoto contro l’omologazione, stimolando la libertà personale  e liberandoci dall’identità di massa che vediamo formarsi intorno a noi.

Concludo in fretta, promesso. La storia delle idee, dei ragionamenti, della cultura è determinata dai mezzi di comunicazione che formano e plasmano il cervello. Tali mezzi, nella storia occidentale, sono i libri. Lunghi libri che permettevano di sviluppare idee dense, corpose, sensate, rivoluzionarie. Non il pc, non la tv, non gli sms, almeno, e che gli dei ci scampino da tale flagello secula seculorum, per ora.

Libertà di leggere, libertà di conoscere, libertà di sapere. In barba a chi non lo vuole.

Per i saluti riporto un paio di frasi che calzano a pennello. La prima è di Agostino: “Guardati dall’uomo che ha letto un solo libro”.  Quanto mi piace. La seconda è una battuta dell’Amleto, III, 1: “Read this book; that show such an exercise may colour your loneliness”.

Adieau