Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

MUSICA E SOCIETA'

http://vimeo.com/10032389 L’imput per scrivere questo articolo risale ad un paio di mesi fa quando, casualmente, una sera, mi trovai di fronte ad un televisore trasmettente una puntata di Annozero. Era 25 febbraio 2010. In studio diversi ospiti. L’argomento del dibattito era il rapporto tra giovani, droga e musica.

Ad un certo punto prende la parola un signore con la barba che fa sfigurare gli altri presenti tra i quali l’onnipresente Morgan, Baldini, Palombelli (stralunata). Finalmente uno che non adotta il tono polemico, petulante, schierato, fazioso proprio della maggior parte dei contesti televisivi. Finalmente un individuo che non mira alla produzione di un discorso ben confezionato, ma che parla perché è mosso da un pensiero. Questo signore con la barba risponde al nome di Mauro Pagani. Ex- membro della PFM; autore e produttore di musiche straordinarie, tra le quali spicca l’album “Creuza de Mä” di De André, che con lui lo ha composto; musicista eclettico e sperimentatore per eccellenza; scrittore; proprietario dello studio di registrazione Officine Meccaniche. Mauro Pagani è tante cose. Apprendo dal web che ha aderito alla campagna “Giù le mani dai bambini” contro la somministrazione di psicofarmaci durante infanzia e adolescenza (mi piacerebbe parlarne un’altra volta).

Pagani formula un discorso chiaro, tanto che anche Santoro si complimenta. Tocca diversi temi importanti: la crisi di questo modello sociale; l’esempio che gli adulti devono dare ai giovani; il rifiuto dell’idea di invecchiare; la musica.

Nel filmato riproponiamo ciò che ha detto lui, io rincarerò la dose.

La musica è una parte fondamentale della vita su questa terra, è un secondo linguaggio. Anzi, addirittura nasce prima del linguaggio propriamente detto. Tutti i popoli di qualunque latitudine o religione ne possiedono una propria. Come scrisse Daniel Baremboim “la musica sveglia il tempo”. Ma non sveglia solo il tempo: sveglia la Mente. L’ascolto della musica, e lo studio di essa, mettono in moto il cervello. Per dirla come Pagani ci permette di “assumere i mezzi critici per difenderci dai condizionamenti di massa”. Questa è una cosa così scontata che spesso viene dimenticata.

Il musicista non è il solito soggetto laconico e lunatico rappresentato dall’iconografia corrente. Il musicista studia, è solitamente un soggetto equilibrato, che usa il cervello, un artista nel senso vero e proprio del termine: se l’arte è un complesso organizzato di conoscenze, l’artista è colui il quale ha in mano le conoscenze che gli permettono di dominare l’arte. E di ricavarne del bello, ma qui ci stiamo inoltrando su sentieri impervi.

Il musicista è colui il quale si esprime attraverso il linguaggio della musica.

Ma quando accendo la radio, o i canali musicali visti dagli adulti di domani, non vedo artisti che cercano di tirare fuori ciò che hanno dentro. Vedo ragazzini sapientemente utilizzati da produttori discografici il cui obiettivo non è fare buona musica, è produrre una merce e, tramite essa, fare soldi. Così ogni poco devono fabbricare una novità, un personaggio nuovo che faccia scalpore ma che non ha altro motivo d’essere se non la loro avidità. Non progettano ciò che è bello; progettano ciò che può piacere ad una massa ignorante e senza gusto. Una massa il cui gusto è stato guastato dall’abitudine ad accettare la spazzatura. Per dirla come Woody Allen, una massa il cui gusto “è stato sistematicamente guastato attraverso gli anni”.

La massa ascolta ciò che le viene propinato dagli uomini d’affari, dalle regole del mercato, e non ciò che viene espresso dall’artista.

La regola del mercato è così applicata all’arte. E’ una regola talmente spietata, sterile, corrosiva che riesce a contaminare e rinsecchire perfino ciò che è manifestazione autentica dell’interiorità,  della parte ricca e feconda di ognuno di noi.

Forse a questa massa piacerebbe anche altro, ma non lo sa finché rimane seduta passivamente davanti allo schermo. Se la scintilla della curiosità non  riesce ad accendere le menti dei singoli individui, la massa è perduta, la comunità è perduta.

Per rimanere nel nostro piccolo dico questo: le radio commerciali, come dice Pagani, non mirano al piacere degli ascoltatori ma a farsi ascoltare il più possibile per guadagnare il più possibile dagli sponsor.

Quindi: le radio commerciali non mirano al piacere dell'ascolatore. La Fai Web Radio non è una radio commerciale. La Fai Web Radio mira al piacere dell'ascoltatore.   Ci siamo capiti? Ascoltateci!