Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Imbarbarimento, parole e pudore (vol.II)

 

 

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Trascorsi un paio di mesi dalla prima parte, riprendo il filo del discorso. Si era detto che scompaiono le parole, che si travisa il loro significato, che tutto ciò genera volgarità.

Con essa si semplificano le espressioni, si impoverisce il linguaggio e non si trovano vie di mezzo. Questo l’abbiamo visto la volta scorsa.

Ma non solo “si semplificano” le espressioni, si amplificano. Cosa voglio dire?

Recitazioni istrioniche, comportamenti affettati, ostentazioni ed effusioni in ogni dove. Il passaggio dalla cabina telefonica, tempio della conversazione privata, prolungamento della sacra quiete domestica, al cellulare, sinonimo di “Ascoltate tutti, gente!”, ha provocato conseguenze tangibili.

Provate a percorrere un breve tragitto su di un mezzo pubblico: vi sfido a non incappare in una conversazione telefonica di qualche passeggero. Vi sfido a non ascoltare tutto ciò che riguarda il suo capo, sua madre, l’affitto, l’appuntamento dal medico. Probabile che arriviate a sapere nei minimi dettagli cosa ha fatto durante la settimana e dove ha strascorso la domenica, al mare o in famiglia. La sua situazione sentimentale, di sicuro, sarà la parte più importante.

L’espressione dei sentimenti è giustificata ovunque ed in ogni modo e con essa, di conseguenza, l’esibizione del corpo: mutande, cosce, decolleté.

Tutti si esibiscono,  tutti si mettono in mostra aggredendo lo spazio privato.

La strada è diventata un’intricata estensione del proprio salotto o della propria camera da letto, uno spazio aperto nel quale ci si può comportare proprio come se fossimo nella più completa intimità.

Una volta essere “esibizionista” era una deviazione, era un termine dispregiativo, ora è la normalità.

Il diritto di farsi i fatti propri si sta trasformando nel dovere di ostentare qualsiasi aspetto del proprio ego oltre che all’obbligo di farsi gli affari degli altri “sennò di cosa parliamo?”  e di trasformare tutto in gossip.

In un mondo in cui la riservatezza sembra essere un’obsoleta virtù, un’usanza di qualche tribù in via di estinzione contro l’imperialismo dilagante del “tutti sanno tutto di tutti”, io mi dichiaro favorevole alla resistenza armata e al conservatorismo.