Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Sequestro di buonsenso

Sequestri Spero che il buonsenso che è stato sequestrato ai responsabili della stesura e pubblicazione di questo articolo venga presto rilasciato.

Certo, speriamo venga presto rilasciato il buonsenso di molti giornalisti.

Già la copertina parla di tanti errori negli allontamenti (decisi dalla giustizia minorile) di minori dalla loro famiglie. Tanti errori per fretta e superficialità. Sempre dalla copertina apprendiamo che l'operare nei servizi di tutela minori è business. Leggendo l'articolo si scopre un teorema paradossale: i bambini vengono allontanati con disinvoltura dalle loro famiglie, perché quest'azione comporta un guadagno per le comunità di accoglienza e - non si capisce bene come - per tutti i soggetti coinvolti nella decisione (il costo delle rette indicato nell'articolo è veramente fantasioso, 200 euro al giorno, quando sappiamo bene che la media è molto meno della metà).

In tanti purtroppo assistiamo al contrario di quanto detto nell'articolo. Spesso non ci sono soldi per pagare un invio comunità e quindi si scelgono altre forme di tutela più leggera, non per istanze educative, ma per scarsità di denaro. Dato che le risorse sono scarsissime, le valutazioni dei servizi sulle famiglie a volte durano anni (proprio per evitare scelte affrettate, prima di avere un quadro completo con un certo rigore metodologico) e il decreto di allontanamento arriva magari dopo tanto troppo tempo.

Credo che ci sia un accordo planetario sulla necessità di evitare il più possibile l'allontamento dei bambini e la collocazione in comunità. L'importante è che la politica non usi questi temi per disinvestire sui servizi che a volte sono invece necessari e costosi.

Ma il punto è che articoli come questi allargano la distanza tra i servizi al cittadino e le famiglie. Riproponendo stereotipi pericolosi. I servizi sociali più volte sono stati "stimolati" a lavorare e a pensarsi e presentarsi come risorse per i cittadini, non come luoghi del controllo e della punizione. Devo dire che molto è stato fatto, sia in termini di pensiero che di scelte operative. C'è molta strada ancora da fare. Ma questo tipo di uscite ci fanno andare indietro. D'altronde la strada verso Cima Civiltà è ormai coperta di ghiaccio, siamo senza ramponi e ogni metro che saliamo scivoliamo inidietro di cinque.

Paco