Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Un computer per amico

Il progetto di Negroponte Prendo in prestito il titolo di questa pagina da una colonna scritta da Paolo Giordano, astro neonato della letteratura, apparsa sul Corriere Magazine del 22 ottobre 2009. E’ bello avere degli amici, dico bene?

 Radiohead - Fitter happier

Qualcuno con cui parlare di cose varie, che ascolta e consiglia invece di giudicare male. In un rapporto del genere si trova un utile rimedio contro la depressione. Mettiamo il caso che voi abbiate un amico. Avete anche un computer? A me non verrebbe mai in mente di avvicinare i due termini. Rimandano ad idee completamente differenti, diametralmente opposte: una macchina dotata di chip e hardware e un uomo dotato di cuore e cervello. E allora come mai si parla di “computer per amico”? Tale Nicholas Negroponte ha ideato un pc per l’infanzia (vedi foto sopra) che ogni bambino al mondo riceverà in regalo dal proprio governo (ma pensa un po’).

Il secondo articolo che prendo in considerazione ha un  titolo almeno altrettanto inquietante: “Il bambino digitale”. E' apparso su un inserto di Repubblica il 24 ottobre 2009 ad opera di Carlotta Mismetti Capua. Con l’ausilio del saggio, apparso per ora solamente negli Usa, “The Dumbest Generation”, dove dumb può assumere diversi significati, la Capua riflette che i nati dopo il 1991 (detti Generazione Y) hanno così tanta familiarità con i mezzi telematici che guadagneranno alcune competenze informatiche a scapito di altre, come la capacità di leggere un testo scritto in modo lineare e,  notizia che mi ha fatto letteralmente rabbrividire, comprendere le espressioni del volto umano. E ciò si verifica perché comunicano per botta e risposta brevi ed immediati, con termini contratti, senza punteggiatura e faccine emoticon.

 Certo, ainoi, è una prospettiva ben poco rosea. In questo modo i giovani uomini invece che sviluppare capacità critiche, così indispensabili in un mondo continuamente ed inesorabilmente plasmato da infiniti cambiamenti, si ridurranno a non riuscire a mantenere la concentrazione davanti ad un testo vero poiché, abituati ad avere gli occhi stimolati da pixel ed immagini continue, semplicemente si annoieranno e non riusciranno a leggere mezza pagina in croce.

 Questi sono i veri rischi di una proliferazione di cyber-bambini. Ma Paolo Giordano sembra proprio non accorgersene. Anzi, descrive poeticamente il computer-giocattolo come “Un alieno verde e bianco che sa fare un mucchio di cose per lui (il bambino, nda). L’alieno, in cambio, gli svela il Magico Mondo di Internet […]. Il bambino scopre che nell’aria trasparente fluttua un’infinità di messaggi […] e di in-for-ma-zio-ni”. Termina Giordano: "E così […] ogni bambino perduto nel mondo si accorge ad un tratto di non essere solo”. Come se un pc servisse a combattere la solitudine dei bambini; come se fosse indispensabile per la loro presunta (auto) educazione. Non c'è dubbio che i pc siano un utile strumento di lavoro, studio ed informazione ma perdono la loro utilità, anzi la rinnegano trasformandola in forzata dipendenza, se usati a guisa di giocattoli, sostituti di adulti e protesi elettroniche. Insomma, se dati in mano a giovani individui sprovvisti di capacità critiche non possono che essere dannosi.

E di sicuro non possono essere un utile rimedio contro la solitudine. Dirlo mi sembra un’incoscienza.

I bambini di oggi, e di domani, avranno bisogno di un'educazione etica più che cybernetica.

Se questo è il profondo pensiero dell’ enfant prodige della letteratura italiana siamo messi proprio bene.