Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Green Day, do you know your enemy?

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10 novembre 2009: concerto dei Green Day al Forum di Assago.
Comincia puntuale l’appuntamento, uno dei tre italiani, con la band di Berkley che oramai si distingue assai, sia per via del suono che per il successo, da tutte le formazioni pseudo punk nate all’inizio degli anni Novanta. Oramai i Green Day sono diventati grandi, con lo scorso album, American Idiot, hanno dato una svegliata al Rock e a tutti quelli che si erano rassegnati, ritenendo impossibile, con l’arrivo del XXI Secolo, che la musica potesse essere ancora arrabbiata perché il mondo non funziona, o funziona solo per pochi.

Nel 2004 i tre californiani hanno iniziato a cantare l’America che vedevano loro, ben lontana dal felice standard villetta-con-backyard, l’America dei suburbia, in cui vivono ragazzi disillusi  e delusi (everyone is so full of shit!/born and raised by hypocrites), che cercano un riparo ma non sanno bene dove (I leave behind this hurricane of fucking lies/ and I walked this line a million and one fucking times/ […]where there ain’t nowhere you can go), arrabbiati per la politica distruttiva dell’amministrazione Bush (can you hear the sound of hysteria?/the subliminal mindfuck america/welcome to a new kind of tension/all across the alienation).

Oltre a testi affilati come rasoi, Armstrong & Co. rivoluzionarono anche il loro modo di suonare alternando brani diventati singoli di successo a insolite canzoni lunghe più di dieci minuti. E così fu: nel 2004 il pubblico di MTV vide le immagini di tre ex-ragazzi californiani a cui proprio il loro paese non andava a genio, e magari a qualcosa è servito.

Poco tempo dopo, e oltre quindici milioni di copie vendute, li abbiamo visti riproporre Workin Class Hero (di cui si consiglia la comprensione del testo), già di Lennon, e anche qui la scelta non fu casuale: intendevano, anche tramite il video correlato, attirare l’attenzione sulle stragi del Darfur (a proposito, qualcuno ne sa niente?).

Poi, cinque anni dopo, esce l' album 21st Century Breakdown, ispirato da Born to Run di Springsteen, solo nella forma di concept album più che nei contenuti, e il singolo di lancio Know Your Enemy è ancora incisivo (“revolt against the onor to obey”).

Ebbene sì, i Green Day pungono ancora.

Non mi soffermerò molto sulla serata. I tre membri della band sono affiancati da altri musicisti, proprio perché la loro musica è diventata più elaborata rispetto ai  grandi successi del passato. Il concerto, a mio parere, con fiammate improvvisi ed esplosioni varie, è stato un po’ troppo artificializzato. In ogni caso, nonostante il tuor fitto di date ravvicinatissime, non hanno perso la carica.

Nel panorama del Rock di oggi, i Green Day sono tra le pochissime giovani (ormai i trenta sono passati da un pezzo, ma sembrano ragazzini) realtà affermate che riescono, con le loro canzoni, a descrivere la società, ad accendere i riflettori su tematiche difficili, a farcire la loro musica di significati scomodi.

Musicalmente ormai, sono lontano dal loro stile. Quando ho detto ad un mio amico che sarei andato a sentirli, era quasi stupito. Ora sa il perchè.

Green Day - Know Your Enemy

Green Day