Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Vieni che ti faccio sentire la bamba

[youtube width="570" height="344"]http://www.youtube.com/watch?v=3_cnDhyFJRY[/youtube] Ho trovato delle risonanze molto forti e interessanti tra l’ultima canzone di Elio e le Storie Tese “Storia di un bellimbusto” e l’introduzione del libro di Paolo Rigliano e Emanuele Bignamini “Cocaina – Consumo, psicopatologia e trattamento” (Raffaello Cortina Editore, 2009).

D’altronde gli Elio ci offrono spesso delle letture accorte, originali e profonde della società, mentre i cantautori ex-impegnati si dedicano ormai ad immagini trite e ritrite. Il bellimbusto di Elio, cocainomane, calato perfettamente nel tessuto sociale milanese e specchio di vari strati di cittadinanza, viene così descritto dal comunicato stampa che accompagna il lancio del disco:

“Storia Di Un Bellimbusto” è la cronaca fedele della giornata-tipo e della vita-tipo di questo personaggio, un po’ abbronzato e un po’ aperitivo, un po’ espansivo e un po’ malinconico, un po’ cocainomane e un po’ di tutto un po’.

Il bellimbusto: impossibile non amarlo dopo averlo conosciuto non solo mentre telefona alla guida di una macchinona, non solo mentre parcheggia sulle strisce pedonali in corrispondenza dello scivolo per disabili, non solo mentre smascella tenero e appicicaticcio perché gli sta scendendo la bamba; ma anche mentre si interroga sul proprio futuro, sulle speranze che la sua nonna riponeva in lui, sul suo rapporto con l’amore e la Porsche...

Il consumo di cocaina è diffuso, anzi diffusissimo e pervasivo. Ogni studio epidemiologico che viene pubblicato (l’ultimo è di pochi giorni fa) mostra dati impressionanti. Meno conosciuti, e non meno impressionanti gli studi dove emerge una relazione causale forte tra consumo di “bamba” e patologie soprattutto cardiovascolari gravissime.

Della sostanza si parla solo quando qualche VIP viene trovato in overdose. Peraltro parlare di cocaina solo in queste occasioni rinforza la rappresentazione sociale che collega cocaina a jetset. Rappresentazione che sembra essere frutto di un direttore marketing geniale che ha saputo creare un’atmosfera positiva intorno al suo prodotto.

Le mafie sono sempre state attente al marketing della loro azienda.

Farebbero bene i giornali a dirci che il prezzo della coca è sceso sensibilmente nelle piazze di periferia e che il livello di THC delle cosidette droghe leggere è stato alzato per rendere meno difficile il passaggio a qualcosa di più pesante (peraltro chi spaccia fumo oggi fornisce anche cocaina). Tutte queste valutazioni le ho trovate pubblicate su un report di Regione Lombardia, non le ho sentite al bar.

Rigliano e Bignamini (così come Elio) portano una bella riflessione, ci parlano di droga ideale per la nostra società, di mimetismo, di virtuale e reale, di desiderio di desiderare.

Una ricchezza di spunti e provocazioni per chi si occupa di prevenzione, soprattutto con i ragazzi, che peraltro mostrano ancora una certa resistenza ad adeguarsi alla "società dei bellimbusti".

Ma oggi resistere è dura, credo. Molto dura.

Specialmente se l'educatore/animatore, magari quarantenne, invece di riflettere sulla Società e sul Sociale si bellimbusta anch'egli, scimmiottando penosamente un linguaggio adolescienziale e proponendo continuamente attività di aggragazione dal sapore trendy pensate sopratutto per essere trendy. Ossessionato dal non perdere "l'aggancio" coi ragazzi perde (o prova a perdere) valori e critica, ottusamente, inseguendo il falso mito della neutralità dell'educazione.

Chi si occupa di prevenzione e politiche giovanili potrebbe almeno ascoltare Elio, magari qualche idea salta fuori.

Paco