Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Il Metodo Soldini

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=KCldeOEvCi8[/youtube] Cosa c’entra Giovanni Soldini con quest’area del blog Fai dove si parla e riflette sull’animazione sociale?

Molto.

Innanzitutto perché Fai, o almeno una sua parte si sta dedicando alla vela e sviluppando progetti in merito. Poi non ci dimentichiamo che la prima barca oceanica Soldini se l’è costruita da solo coinvolgendo i ragazzi di una comunità di recupero per tossicodipendenti. La barca è stata poi battezzata “Stupefacente”.

Soldini quando parla delle sue vittorie – che poi diventano vere e proprie storie, narrazioni – ci parla di meteorologia, conoscenza della natura, scelte tecniche e costruttive della sua imbarcazione, sensibilità, esperienza, aereodrodinamica, osservazione dei conccorrenti, relazioni con l’equipaggio, capacità di correggere e migliorare continuamente rigging, manovre e rotta ... Come dire, la vittoria è funzione ricorsiva e circolare di elementi complessi in relazioni complesse tra loro.

Mi sembra che questo metodo, questa sensibilità, che intreccia osservazione, saperi-guida a “monte”, connessione, riformulazione, possa esser utilizzato quando si prova a leggere la città o a governare un progetto animativo.

Gli articoli sul “bullismo al femminile” del Corriere di domenica scorsa mi hanno decisamente colpito per la semplificazione con cui venono sistematicamente letti i cossiddetti fenomemi giovanili (già la categoria “bullismo” è basata, per così dire su costrutti traballanti).

Allora, forse, il Metodo Soldini applicato al nostro lavoro (che si dia analisi, progetto o messa-in-azione) potrebbe aiutarci nel tenere viva la sua dimensione entografica e antropologica.

Paco

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sQpofhz5xaM[/youtube]