Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Moijto e Barbera

Mescita Ha suscitato un clamore passeggero, tipico delle buriane estive, l’ordinanza del Comune di Milano che prevede sanzioni per chi vende o somministra alcolici a minori di 16 anni e ben 450 euro di multa per il ragazzo che viene sorpreso a consumare bevande vietate.

Il dibattito sul tema ha preso la solita forma che vede contrapporsi antiproibizionisti e proibizionisti, il tutto con argomentazioni di esperti sull’utilità o meno dell’iniziativa e della prevenzione in genere.

A onor del vero, il Sindaco, pur partendo da dati – diciamo così – sorprendenti ("Il 34% dei minori di 11 anni ha avuto problemi con l’alcol"), ha lanciato un messaggio largamente condivisibile:

"Ovviamente non basta quest’ordinanza: alle politiche di sicurezza devono essere accompagnate politiche sociali e strutturali. Dare ai ragazzi voglia di costruire il proprio futuro e a realizzare i propri sogni. Questa è la parte più difficile. Occorre aumentare spazi e luoghi dove anche guidati da un confronto con gli adulti abbiano l'opportunità di realizzare esperienze e progetti".

Però, sempre a onor del vero, non sembra si sia mosso ancora molto in termini sia di spazi che di luoghi. Non sarebbe la prima volta che la politica si preoccupa dei ragazzi senza di fatto occuparsene.

Non solo.

Il “confronto con gli adulti”, tema evidentemente centrale, non è stato trattato da nessuno.

L'ordinanza del Comune di Milano è sintomatica di un crescente allarme riguardo l’adolescenza e i comportamenti malsani, che oltretutto colpiscono per precocità. E’ esperienza frequente raccogliere dagli insegnanti richieste di supporto per classi sempre "più difficili".

Anche i genitori dicono di essere in difficoltà, soprattutto nell’assumere una posizione autorevole nei confronti dei figli. Spesso gli adulti si trovano di fronte allo scenario paradossale dove, almeno superficialmente, i comportamenti rischiosi o malsani sono funzionali all’integrazione all’interno del gruppo degli amici e non più forme di ribellione, protesta, devianza. In un certo senso valori quali sobrietà, responsabilità e senso civico sono diventati controcorrente (molti esponenti dello Stato non si curano più di testimoniarli, anzi...) e quindi la trasmissione degli stessi è particolarmente complicata, quasi eroica. Le famiglie spesso vivono nella quasi impossibilità di trovare il tempo da spendere insieme ai ragazzi. Il lavoro full-time per entrambi i genitori è per tanti una necessità, e con la crescita dei figli le politiche di supporto alla famiglia diminuiscono. Per non parlare dei tanti nuclei separati, ricomposti, monoparentali, che già faticano ad esser riconosciuti come famiglie, tanto meno riescono ad avere un supporto dalle istituzioni.

Non diciamo nulla di originale se parliamo del rischio di un abdicazione dal ruolo genitoriale da parte di madri e padri.  Abbiamo sentito usare dagli esperti termini forti, qualcuno ha definito ”nuovi orfani” i ragazzi di oggi, altri hanno parlato di “declino del padre”, riferendosi in particolare all’assenza del codice dell’autorevolezza non solo da parte dei padri biologici, ma da tutto il mondo adulto.

In questo senso trovo che l’abbracciare tout court da parte del mondo adulto alcuni modelli pedagogici possa essere una forma più o meno marcata di questa rinuncia. Mi riferisco a modelli basati sull’autorità/normatività assoluta o sul lassismo/amicalità, anitetici e a volte paradossalmente miscelati tra loro (e quindi ancor più confusivi). Entrambi questi approcci,  mettendo sotto il tappeto o delegando il conflitto e la dialettica, appaiono senza dubbio rassicuranti, ma rischiano  di spazzare via pezzi importanti della relazione tra generazioni.

Da tempo è iniziata una sempre più profonda delega educativa agli insegnanti, ai preti degli oratori, ai capi scout, agli allenatori. Domani, nell’immaginario di qualcuno, il barista controllerà i ragazzi... All’interno di questa pluralità di soggetti che ruotano intorno ai giovanissimi è sempre più difficile vedere un’alleanza, un’unità d’intenti o una linea educativa condivisa. Anzi assistiamo sempre a più spesso a delle intense frizioni. Accuse reciproche tra psicologi, educatori, genitori e insegnanti... La politica, ne ha già parlato Winston, è assente (proclami a parte).

E la presa di responsabilità collettiva (dico: collettiva) delle generazioni adulte nei confronti dei più piccoli appare sempre più un miraggio.

Paco