Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Stato mani di forbici: distruzione dell'istruzione?

L’argomento sul quale mi accingo a scrivere due righe  è molto importante ma, purtroppo, poco di rilievo sulle pagine dei giornali, se non per qualche sporadico articolo qua e là solitamente scritto con lo scopo di attacco e non di analisi (di certo il primo atteggiamento è molto più semplice da portare avanti). Sto parlando dell’istruzione.

Come già scrissi alcune pagine di blog or sono, per me non esiste colazione senza giornale (ed è anche per questo che ci metto una vita). Corriere della Sera del 18 Giugno 2009 pag.11: intervista al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca. Vi prego di osservare che non si fa più riferimento alla Pubblica Istruzione, ma all’Istruzione a basta. Il “pubblica” è stato perso per strada. Come mai? Sarà un caso? Il potere delle parole è grande. Viene riportato che il ministro ha già varato diverse riforme del sistema scolastico e, durante l’intervista sostiene di volerne apportare un'altra perché “è importante il modello educativo nella scuola, […] per questo stiamo pensando ad altre riforme […] come il sostegno economico per le scuole paritarie” che lei, precisa, non chiama private ma “paritarie, o anche non statali”. Attenti di nuovo al potere delle parole. Così facendo “ Costituzione alla mano voglio che tutti abbiano il diritto di scegliere se andare alla scuola pubblica o alla scuola paritaria”. Perché, adesso non possono? Chi va alla scuola privata è stato costretto, poverino? Tutti hanno il diritto di accedere all’istruzione. Vuoi quella pay per learn? Paghi. C’è qualcosa di strano? Lo Stato ti deve dare un bonus? Non so. Quello che so è che già lo Stato sovvenziona le scuole private e vi assicuro che i cittadini residenti in Lombardia, almeno fino ad un paio di anni fa, potevano richiedere un rimborso della retta pari, circa,al 20% del totale. Francamente non credo che le cose siano cambiate. Ed ora passiamo all’università.

Non è passato tanto tempo da quando Mr. Tagli (come è stato definito in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Cattolica) alias Tremonti, tramite legge 133, ha dato l’ok ad una progressiva mutilazione dei finanziamenti che tengono in vita la didattica universitaria. Si parla di 1500 milioni a partire dal 2010. Senza contare che  le università italiane indebitate sono già 41. C’è una soluzione? Certo che sì. Trasformare le università in fondazioni private, sovvenzionate da privati, i quali spingerebbero la ricerca nella direzione più utile per loro. Troverete conferma di tutto ciò cercando tra gli articoli apparsi sui quotidiani durante lo scorso inverno.

Per scrivere questa pagina, oltre che l’intervista, ho letto un breve libretto di Chomsky tratto dalla Biblioteca virtual Chomsky in cui egli parla di un attacco al sistema dell'educazione pubblica ed universitaria. La tendenza anche negli USA è ed è stata di privatizzare in modo da creare fondazioni private finanziate da industrie private in modo da pilotare la ricerca. E le soietà, le corporation, non sono benevole. Sono "mostri etici". Lo cito: "Tutto questo fa parte dello sforzo generale per generare un ordine socio-economico che è sotto il controllo di un ristretto potere privato. E questo sta accadendo dappertutto". Poi:“Se desiderate privatizzare le ferrovie, assicuratevi che non funzionino. Tagliate i finanziamenti, l’infrastruttura, in modo tale da farle funzionare così male da creare un forte disagio negli utenti, ed allora potrete privatizzarle. Lo stesso accade con tutto il resto. Se desiderate privatizzare la formazione, cioè, farla girare verso le tirannie private, allora potrete o non farla lavorare per sottocapitalizzazione o programmare che non funzioni”.

Il tempo è scaduto. Saluti.