Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

Democrazia ed Istruzione

Noam Chomsky Mi è capitato tra le mani un testo di Chomsky, che ho già citato la scorsa volta, tratto dalla Biblioteca virtual Chomsky, sito spagnolo che raccoglie saggi, articoli ed interviste dell’intellettuale americano e del quale è consigliata la visita. In questo intricato libretto, diviso in diverse parti, si parla di istruzione, democrazia ed educazione.

Bruce Springsteen - No Surrender

Il tutto parte dalla considerazione che il sistema dell’educazione pubblica si basa sul principio per cui il bambino che sta per strada deve poter ottenere un’istruzione proprio come il bambino che abita nel superattico. Citando spesso Dewey e Russel (non proprio due a caso), Chomsky sostiene che l’istruzione sia una leva di cambiamento sociale, verso una società più giusta e libera, il cui fine ultimo non sia la produzione di beni, ma la formazione di esseri umani liberi reciprocamente associati in condizioni di uguaglianza. Questa visione si oppone nettamente alle correnti assolutistiche delle istituzioni e del pensiero del capitalismo di stato o del socialismo di stato, per non parlare del capitalismo americano. L’obbiettivo dell’istruzione è, sosteneva Russel, contribuire a creare cittadini consapevoli in una comunità libera dando un senso al valore delle cose diverso da quello del dominio e sottolineando l’importanza di condivisione e cooperazione in vista di obbiettivi comuni. Ciò significherebbe anche sviluppare la creatività individuale e cioè considerare un bambino nello stesso modo in cui un giardiniere guarda ad un arbusto, cioè come un qualcosa dotato di una natura intrinseca ma che può certamente essere aiutato a crescere nel migliore dei modi. Spesso invece si guarda agli studenti più come a lattine da riempire. L’istruzione, la produzione di esseri umani liberi, deve servire a mettere in discussione l’assolutismo generato da mezzi di produzione, pubblicità e mezzi di comunicazione.

Invece veniamo spinti verso una competizione brutale in cui il desiderio di ricchezza sta distruggendo il nostro senso di comunità, in cui veniamo considerati come atomi di consumo. E i giornali, d’altra parte, cosa trasmettono? Il successo dei valori americani per i quali il soldo è il vero valore morale. Se ne hai tanti sei più bravo, sei migliore, sei più intelligente. “Pensa in grande e manda tutti al diavolo nel lavoro e nella vita” è un libro di Donald Trump. Bella lezione, davvero. Noi, dice Chomsky, “siamo esseri umani, ci preoccupiamo per gli altri. Vogliamo fare le cose insieme agli altri”.

Come ho già scritto e come viene riportato più volte nel libretto, l’istruzione dovrebbe servire a mettere in discussione l’assolutismo di media e mezzi si produzione. Ma la scuola ha due fini: sia l’educazione a libertà e democrazia sia l’educazione all’obbedienza e alla subordinazione, come vogliono le istituzioni dominanti. Anche per questo il metodo scolastico ed accademico, a Chomsky, non è mai andato a genio.

Per quanto riguarda l’educazione viene citato anche James Coleman, sociologo dell’Università di Chicago, il quale sostiene con certezza che l’effetto del contesto familiare è maggiore dell’effetto di tutte le variabili scolastiche nel determinare i risultati degli studenti. Quindi è importante il rapporto, lo stretto contatto con i genitori. Ma le politiche sociali in che direzione vanno? I genitori devono lavorare tanto. E si arriva al paradosso: lavorano per poter pagare una persona che cresce i figli al loro posto. Poi, visto che è il datore di lavoro che si deve arricchire e non il lavoratore, i salari diminuiscono e le persone devono lavorare molto più a lungo per sopravvivere. Uno studio dell’ UNICEF scritto da Sylvia Ann Hewlett intitolato “La negligenza verso i bambini nei paesi ricchi” sottolinea che il tempo di contatto, cioè il tempo effettivamente speso dai genitori con i figli, è diminuito del 40% negli ultimi 25 anni nella società angloamericana ma chiarisce che ciò è valido ovunque. Ovviamente ciò porta alla distruzione dell’identità e dei valori della famiglia: i bambini vengono lasciati soli e i genitori si affidano alla televisione, soggiogatrice di massa per eccellenza.

Come ho scritto inizialmente, il libretto è piuttosto intricato, scappa un po’ da tutte le parti. Vengono citati pensatori, studiosi, giornalisti, politici. Io ho cercato di farne una breve sintesi riportando ciò che mi interessava maggiormente riportare.

Per quanto riguarda la colonna sonora ho scelto una canzone con un significato molto forte, come tutte le canzoni di Springsteen. No Surrender: “we bursted out of class, had to get away from those fools”. Ma il suo significato non va frainteso né decontestualizzato. Non sto incitando nessuno a lasciare la scuola, ma quando il Boss canta “we learned more from a three-minute record than we ever learned in school” si capisce cosa intende. Ha imparato altro. Questo non vuol dire che da domani non si va più a scuola, significa che non ritengo sia buona cosa fermarsi a ciò che la scuola insegna ma, con la testa, mettere in dubbio ciò che si impara e guardarsi attorno. Se poi si hanno buoni insegnanti, meglio ancora.

Saluti