Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

La Factory

The Velvet Underground & Nico - Run Run Run

andy

Andy Warhol (1928-1987) nacque in uno dei tanti Pittsburgh sparsi negli Stati Uniti da due immigrati slovacchi. Dopo aver ottenuto il diploma al Cornegie Institute of Technology, nel 1949 si stabilì a New York dove cominciò a lavorare come grafico pubblicitario anche presso importanti riviste di moda come Vogue e Glamour. Nel 1961 eseguì le sue prime serigrafie ispirate a fumetti e prodotti commerciali (Coca Cola,  barattoli Campbell’s) e personaggi celebri in diversi campi (Monroe, Mao). Queste serigrafie, caratterizzate da colori accesi, prevedevano il principio di riproducibilità dell’opera d’arte che in questo modo diveniva vero e proprio bene di consumo e quindi riproducibile infinite volte come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Così nella società di massa, in cui l’acquisto di prodotti fabbricati in serie costituisce il primo aspetto verosimilmente, ma molto discutibilmente, democratico, anche l’arte deve essere “massificata” e quindi semplificata ed abbassata di livello: non si scolpisce il marmo, si rappresentano barattoli; non una volta sola, ma molte volte.

Andy Warhol allestì il suo studio in un ampio locale situato al quinto piano di uno stabile al 231 della 47th Street a Manhattan. Col tempo prese il nome di Factory e divenne luogo d’incontro per semisbandati, pseudoartisti ed intellettualoidi o, in generale, per chiunque avesse il desiderio di assumere anfetamine ad eroina.

Oltre a parties di diversa natura divenuti celebri proprio grazie agli infiniti eccessi di varia natura, nel suo studio Warhol promosse iniziative sia cinematografiche che musicali. Girò alcuni lungometraggi assolutamente monotoni nella loro staticità. Alcuni li definiscono “innovativi”, io “del tutto inutili”. Ricordiamo “Sleep” del 1963, niente di più della ripresa di un uomo che dorme per cinque ore.

Tuttavia, nonostante una serie infinita di stranezze e pazzie, è doveroso ricordare che la Factory fu anche frequentata o visitata da personaggi come Truman Capote, Ginsberg, Dalì, Brian Jones e Mick Jagger, Jim Morrison e Bob Dylan i quali cavalcavano tutti la cresta dell’onda nei propri ambiti artistici.

velvet

Inoltre non va assolutamente dimenticato che lo stesso Wahrol noterà l’immenso talento di Lou Reed e produrrà nel 1967 il primo album dei Velvet Underground, per il quale disegnerà anche l’ormai arcinota copertina.

E direttamente dalle ceneri della Factory Wahroliana….

Signore e signori…(rullo di tamburi)..

SORGE LA F.A.I. FACTORY!!!!!