Frequenze a Impulsi

La FAI Factory è uno spazio polivalente di partecipazione, espressione e creatività giovanile: si trova in un night club, ora ristrutturato, confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Milano ha assegnato ad Arché.

Le Frequenze a impulsi sono le attività condotte dai volontari di Arché per offrire a preadolescenti e adolescenti la possibilità di sviluppare capacità individuali e di gruppo, per essere protagonisti e responsabili.

La web radio che puoi ascoltare da questo sito racconta chi siamo e cosa facciamo nella FAI Factory, che è per noi opportunità educativa e canale creativo, terra di mezzo da abitare per dare spazio e possibilità di sviluppo a forme d’arte vicine ai ragazzi.

Tutto ciò nella Milano capitale dell’arte, del design, delle radio!

Ma tu ci credi?

13 giugno no slot

Oggi, 13 giugno, è il blogging day contro il gioco d’azzardo legale. Si può firmare la petizione sul sito di Vita: http://www.vita.it/welfare/dipendenze/no-slot-firma-la-petizione.html. Qualche anno fa (precisamente qui: http://www.frequenzeaimpulsi.org/blog/2009/10/l%E2%80%99italia-una-repubblica-democratica-fondata-sul-gioco-del-lotto/) mi chiedevo: fino a che punto il gioco d’azzardo è pericoloso? Finché è legale?

E’ un argomento rovente. Noi di Arché ne abbiamo parlato, ricordo, con il nostro amico Mauro Croce, psicologo e psicoterapeuta specializzato nella prevenzione e nella cura della dipendenza.

La dipendenza: ecco ciò che fa paura, del gioco d’azzardo. L’enorme presa che riesce ad esercitare sulle menti di chi prova a giocare. Se poi consideriamo che il nostro paese è evidentemente percorso da una forte crisi economica, ecco che per alcuni, molti, soggetti “deboli” il gioco assume la figura ed il peso di un’ancora di salvezza. Ancora di salvezza che si rivela, invece, una macina appesa al collo. Sembra proprio un'idea per speculare sulle fragilità altrui.

Come ha scritto Dostoevskij, riguardo al vizio del gioco: “chi prende una volta questa strada incomincia a scendere alle montagne con la slitta sempre più in fretta”.

Quanto è profonda la valle?

Carovana cammelli e carrette

Oggi, 6 giugno, la Carovana antimafie farà tappa alla factory. Abbiamo organizzato una puntata radio speciale, durante la quale interverranno l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino, il presidente della Commissione antimafia David Gentile e padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente della Fondazione Arché. Tra una chiacchiera e l’altra ascolteremo Una mano tira l’altra dei Rap in Lab (pezzo registrato all’interno del nostro studio e colonna sonora del Social Day) e Enrico, che si esibirà con la sua chitarra.

RISCHIANDO SI IMPARA

Tempo fa, avevo scritto qualcosa ( http://www.frequenzeaimpulsi.org/blog/2010/03/regole-in-montagna/) rispetto alla regolamentazione dell’irregolabile, riferendomi alle montagne, ambiente naturale tra i più congeniali a noi che bazzichiamo per la Factory. Rispetto all’idea di regolare gli ambienti rischiosi, di snaturare un ambiente naturale che ha già le sue regole, ho letto un bell’intervento di Maurizio Zanolla, detto Manolo, riconosciuto come il più grande arrampicatore dei giorni nostri. Ho deciso di copiarlo e lo propongo qui di seguito (l’originale si trova su Montagne360, la rivista del CAI, che saluto cordialmente). Per chi fosse interessato, segnalo anche la sua conversazione con Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche: http://www.youtube.com/watch?v=3uou-Zlx-BM

Un modo per svuotare l’individuo e renderlo capace di accettare tutto quello che gli è imposto, è togliergli la possibilità di acquisire l’esperienza che lo porti a esercitare il proprio spirito critico, raggiungibile solo attraverso percorsi faticosi e a volte dolorosi, come quello di cercare di conoscere se stessi. Stiamo attraversando una crisi di credibilità e di fiducia proprio per la mancanza di responsabilità dell’individuo. L’alpinismo, permette di affrontare sempre nuovi viaggi attraverso strade rischiose che spaventano, ma niente come la natura selvaggia mi ha insegnato ad avere nuovi occhi e a comprendere quanto più rischioso sarebbe stato non percorrerle.

La responsabilità è una libertà irrinunciabile per comprendere consapevolmente il peso delle conseguenze ed essere in grado di accettarle. L’alpinismo sicuro, esente da rischi, è ipocrisia e non lo condivido: è solo un surrogato. La montagna, con i suoi luoghi difficili e invivibili, deve continuare a essere libera e accessibile a tutti. E’ una grande opportunità anche per capire che non è per tutti. Siamo ciò che viviamo e l’alpinismo, attraverso la libera possibilità di sperimentare , ci porta spesso a esplorare anche le nostre debolezze  e quindi a una conoscenza più profonda. Fernando Pessoa afferma che la vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori e ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.

Osservazioni non richieste sugli e-book

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Negli ultimi anni sono stati lanciati sul mercato un discreto numero di lettori di e-book. Inizialmente ero molto scettico verso tutto ciò che riguardasse l’editoria digitale, ma pian pianino mi sono interessato all’argomento: se un paio di anni fa avrei giurato di comprare per tutta la vita libri cartacei, da qualche giorno sto usando un Kindle, l’e-book reader di Amazon. Mi trovo benissimo: è comodo, leggero, pratico. Non mi ritengo, però, un tecno-entusiasta in toto. Uso la tecnologia che mi serve, non la venero in quanto esistente. L’e-book è un interessante mezzo per rendere più facile e trasmissibile una grande quantità di testi: nel mio piccolo lo uso e lo userò affiancandolo sicuramente ai libri normali.

Qualche mio coetaneo, sapendo della mio nuovo spirito, mi ha guardato come si guarda un pover’uomo ignaro del fatto che ascoltare la musica rock ad alto volume fa male ai timpani. Ho provato a spiegare loro come io la pensi: sento di guardare positivamente un’innovazione che apre nuove forme di lettura, di conoscenza, di trasmissione della cultura. L'e-reader non deve essere pensato come un superamento, un surclassamento del formato cartaceo, ma come qualcosa che si pone affianco ad esso. Inoltre è inutile combattere contro il vento: non sono certo io ad accettare supinamente le innovazioni e tutto ciò che viene etichettato come progresso, ma in questo caso mi sembra che all’editoria si sia aggiunto, non sottratto, qualcosa, da un certo punto di vista, e che ormai la traccia è segnata. Se poi parliamo dei compensi degli autori, dei relativi guadagni, apriamo un argomento più delicato, sul quale non intendo scrivere adesso. Insomma, quando dalle tavolette di cera si passò ai papiri; quando dai papiri si passò alla carta di stracci; quando dalle edizioni rilegate si passò alle grandi tirature; quando dal cavallo si passò all’automobile e dalla carovana al treno a carbone, le innovazioni hanno sempre destato forti sospetti, forti pregiudizi. Prima si usino le innovazioni, poi si giudichino.

L’e-reader, in particolare, mi sembra un’innovazione utile ma, come tutto ciò che appare nuovo e diverso da ciò che siamo abituati a vedere, crea incertezza e instabilità nei giudizi. Consiglio, anche a me stesso, di guardare alle novità con più apertura. Il mio amico Robi ha venticinque anni, mette ancora le t shirt e non gli piacciono i chelsea boots.